lunedì 24 marzo 2014

Manicomio di Mombello





Dopo un'intensa giornata - ed esperienza - in quello che è conosciuto come il Manicomio di Mombello, ho deciso di buttare giù qualche riga. Un po' perché c'è tanto da dire, un po' perché mi dispiace lasciare in un cassetto alcune foto, e un po' perché diverse persone mi hanno scritto per sapere, vedere, conoscere. Io non sapevo quasi nulla sul Manicomio, ma ammetto di aver passato quattro giorni a documentarmi su tutto prima di andare. Ora mi fa piacere raccontare quello che abbiamo scoperto visitandolo, sicuramente per tornarci un domani, magari con un numero maggiore di persone.


- " Siete in solo in due? Che coraggio! "

Un ragazzo, con la sua comitiva di uomini- scimmia ( e per uomini scimmia intendo tutti quei branchi di ggiovani, un po' tossici, che tra un concetto e l'altro infilano qualche BellaZio, Cistaidentrodibbrutto, OhMaSbatta, CioèMaLaFigata, etc etc) ci ha accolto così, con una torcia da stadio in mano e gli occhi sgranati.

- " Noi andiamo nei sotterranei, cioè, lì c'è da aver paura, nocioè, non puoi capire, che una volta qualcuno mi ha tirato da dietro, ma dietro non c'era nessuno! "

Valutando le possibilità che avevamo di sopravvivere con elementi del genere - nel gruppo c'era anche la bionda squittente che ci ha proposto di creare un Clan - abbiamo preferito evitare con un educato " Grazie, come se, magari dopo ". Troppi cliché per i nostri gusti, forse non saremmo morti per primi, ma di certo saremmo morti.
E abbiamo proseguito da soli.
Due non è un buon numero, non lo è affatto. Ma nemmeno tre, forse un quattro o un cinque, ma non due. Mai più solo in due.
L'uomo-scimmia aveva ragione.



Mappa Satellitare - googlemaps
Il Manicomio è una tappa più o meno obbligatoria per tutti gli Urban Photographer Lombardi, non a caso è facile entrare e trovarci comitive di gente armata di macchine fotografiche. All'inizio credevo che il Manicomio fosse un solo edificio, molto grande, diviso in settori. Solo dopo ho capito che sono una serie di edifici ( dodici in totale ) completamente abbandonati. L'intera zona, anche il parco con alberi secolari, è interamente accessibile. La via da dove siamo entrati non ha nessun controllo, nessun divieto, nessuna recinzione da scavalcare, niente di niente. E l'accesso agli edifici è comodo e senza pericoli.

Se volete vistarlo inserite questo indirizzo nel navigatore: Via Monte Grappa 40, Limbiate, MB
Armatevi di:

- Torcia; tantissime stanze sono completamente buie.
- Scarponi; il pavimento è pieno di vetri, possibili siringhe ed escrementi umani
- Macchina fotografica.
- Guanti; lì dentro c'è di tutto, fatevene una ragione.
- Cellulare CARICO.

- Andate di giorno, mai da soli, e non andateci per fare i cretini, è pericoloso.


Non riuscirete mai a visitarlo tutto in un giorno solo, noi in cinque ore abbiamo visto tre edifici. Ma non è solo una questione di tempo, emotivamente è difficile riuscire a vedere così tante cose e rimanere lucidi. Per quanto tutto questo possa sembrarvi assurdo, vi garantisco che non è un solo un semplice luogo abbandonato.

Ma andiamo con ordine.


Corridoio edificio uno


Il primo edificio che abbiamo visitato è stato il numero uno sulla mappa, che non mi è ancora chiaro cosa fosse, e si può accedere comodamente da una porta. Il nostro spirito avventuriero ci ha fatti scavalcare una finestra, pensando che non ci fosse altro modo per entrare, solo dopo ci siamo accorti che all'angolo successivo c'era una meravigliosa porta che dava sul cortile. Damn.
Come se non bastasse, la nostra visita è stata accompagnata da una pioggia torrenziale, un freddo pungente che, unito all'angoscia del posto, ci ha fatti tornare a casa infreddoliti, impauriti e bagnati come pulcini.

Per tutti i curiosi un po' deboli di cuore, consiglio un bel giorno torrido d'Agosto.

Questo edificio è stato preso d'assalto da vandali, tossici, e qualsivoglia calamità umana, quindi è rimasto ben poco. Si può trovare qualche stanza molto buia ( e per molto buia intendo dannatamente buia! ) che somiglia ad uno studio medico, un numero considerevole di bagni e di docce, mentre al piano superiore diverse stanze con letti e armadi, molto simili a dei dormitori. Ci sono anche delle scale che portano ad una soffitta, ma noi amanti della vita abbiamo preferito non avventurarci.

Si può percepire ansia e angoscia, i corridoi sono molto lunghi e degradati, al piano superiore qualche parte del tetto è crollato e ci sono varie perdite d'acqua qui e là, ma niente di pericoloso. Si può trovare anche qualche incartamento, ma nessuna cartella clinica. Noi abbiamo trovato un cartellone di orari e di turni, d'effetto, ma non ci è chiaro se è o meno un oggetto reale appartenente al luogo.


Orari settimanali, Edificio uno

Infatti, lungo il percorso, è facile trovare " oggetti di scena ", che sono stati portati lì da fotografi per dare un tocco in più alle proprie foto. Quindi può capitare di trovare qualcosa di molto bello, ma di non riuscire a capire se fa parte o meno dell'ambiente naturale; come ad esempio delle pastiglie, delle siringhe, dei pupazzi o delle scarpe. Spesso la loro sistemazione è un po' troppo... perfetta.



Orso di scena, Edificio quattro

L'edificio non è molto grande, è di forma quadrata con un cortile interno, non c'è molto da vedere e si gira in meno di un'ora. Anche se il corridoio sembra infinito e tutto uguale, non potete perdervi, prima o poi tornerete al punto di partenza. E' meglio non andare quando inizio a fare buio, intanto perché non c'è alcuna fonte di luce, né all'interno né all'esterno, e in secondo luogo perché queste strutture sono anche la casa di alcuni senzatetto e tossici; noi abbiamo trovato una vera e propria casa, con letti, materassi, cibo, candele, e via dicendo. Rispettosamente ce la siamo filata. Non entrate nelle loro case, e non toccate nulla, prima di tutto per una questione di igiene... e poi perché non è casa vostra!

Bagni. Edificio uno, piano terra.

Stanza con materassi ammassati e vernice. Oggetti di scena.
 Edificio uno, piano superiore.

Bagni, Edificio uno, piano superiore.
Diversi documenti, Edificio uno, ufficio medico piano inferiore.
Fogli sparsi, Edificio uno, piano inferiore 



L'edificio 2 è il secondo che abbiamo visto, dall'esterno sembra più una fabbrica, e all'interno è interamente distrutto. Non è rimasto nulla, se non qualche documento per terra, che possa far capire di cosa si trattasse. Leggendo qualche carta qui e là abbiamo trovato dei registri con degli orari, pranzo e cena. Molto probabilmente si tratta della cucina e della mensa del Manicomio, ipoteticamente riservata ai medici.






L'edificio 4 è stato il più difficile, l'abbiamo visitato per ultimo ( il terzo della giornata ) e non so se è stato per colpa della stanchezza, il freddo e la pioggia, ma al suo interno la carica emotiva era così forte che in alcune stanze non siamo riusciti nemmeno ad entrare, e il pensiero che avevamo entrambi era di levarci di torno il prima possibile. Ripensandoci, molte cose non so nemmeno come abbiamo avuto il coraggio di farle; come entrare in una stanza completamente buia senza sapere cosa ci fosse o cosa stessimo calpestando, restare da soli in un posto del genere mentre fuori iniziava a far buio, camminare sotto i tetti crollati mentre ci pioveva addosso, avventurarci nei cunicoli sotterranei con una pila che non illuminava ad un passo da noi, leggere le diagnosi dei pazienti e vedere quanto assurde e dolorose fossero certe pratiche per, magari, combattere una semplice emicrania. 


La curiosità di vedere " cosa ci fosse nella stanza successiva " era predominante sulla paura, ma non sull'angoscia. Non si parla di fantasmi o di presenze, di qualcosa dopo la vita  o altro, si parla proprio di percepire quello che i vivi provavano all'interno di quel posto. Costrizioni violente, isolamento, camicie di forza, sperimentazioni, elettroshock, iniezioni di Malaria. L'annullamento della personalità, dell'identità, senza alcun rispetto della vita e della persona, spesso in condizioni di affollamento e di mancata igiene. Tutto questo immaginatelo impregnato in ogni muro, in ogni carta o letto che trovate lì dentro. 
Se ne uscite senza alcuno strascico, significa che non avete voluto vedere e ascoltare la storia di questo luogo. Una storia che non sono certa possano sentire tutti.
Qui abbiamo incontrato varie comitive di persone, fotografi di una certa età, ma anche ragazzini. Ragazzini che non vedevano l'ora di farsi il selfie di turno nei sotterranei. Ragazzini imbecilli che correvano e distruggevano, urlavano e bestemmiavano. Il degrado dell'intera struttura, la mancanza di rispetto totale per tutto quello che nasconde e custodisce, mi ha rattristata e disgustata. Li avrei presi a calci in culo, tutti, uno per uno, dalla cretina che urlava come un tacchino strozzato, al buffone di turno con pantaloni calati. 
Ma certe cose non si possono insegnare, certe cose le devi sentire da te.



Questo edificio era il poliambulatorio, il piano inferiore era dedicato all'elettrocardiogramma, le radiografie e i prelievi. Al piano superiore c'erano varie stanze di sperimentazione e di cura, sono presenti ancora diverse attrezzature. La cosa che fa più male, da vedere, è il corridoio ricolmo di fogli, cartelle cliniche e radiografie. Quando il Manicomio è stato chiuso, nel 1978 dopo la legge 180, "legge Basaglia", non c'è stata alcuna cura e alcun rispetto per quelle che erano le storie cliniche di ogni persona internata. Il manicomio è stato chiuso nel '78, sì, ma le persone sono state trasferite nel corso degli anni, fino al tardo '99, l'anno delle ultime dimissioni. Tra il calvario delle famiglie, e il caos generale Lombardo, non era facile capire come e dove portare i propri familiari per farli assistere al meglio, e nessuno si è preoccupato di spostare anche la documentazione con loro. La storia clinica di questi "alienati" è rimasta qui, è possibile calpestarla, bruciarla, rubarla e chiaramente leggerla, al diavolo la privacy.


Archivi assaltati e svuotati. Edificio quattro, piano inferiore.

Immaginatevi una distesa di fogli infinita, lungo tutto il corridoio, e stanze completamente buie ricolme di fogli che ti arrivano alla caviglia, radiografie, cartelle, scatole con altri fogli. Immaginatevi tutto questo, e immaginatevi di poter trovare due cartelle cliniche in due reparti diversi, una in radiologia e una in cardiologia, della stessa persona. Abbiamo trovato, per pura casualità, la storia di Virginia Maestrini, trent'anni, afflitta da cefalea e tremori.
Non abbiamo trovato altro, ma non abbiamo nemmeno cercato. E' capitato e basta, nella stranezza del luogo è normale che capitino stranezze, no?


Cartella clinica di Maestrini Virginia, a dx. Reparto Radiografia.
Edificio 4, piano inferiore.
Cartella clinica di Maestrini Virginia, a dx. Reparto Cardiologia.
Edificio 4, piano inferiore.

Radiologia, Edificio quattro, piano inferiore.

- " Al piano superiore ci sono anche resti umani! "

Una ragazza che abbiamo incontrato in questi corridoi, accompagnata dal suo ragazzo, ci dice con aria terrorizzata che al piano superiore ci sono dei " resti umani ". Pensiamo subito a dei teschi, anticipati da qualche foto su internet. Saliamo le scale, un po' intimoriti, e troviamo queste faccette dentali, messe lì apposta da qualche fotografo pieno di humor. 

E' vero che si trova gente strana, in questi posti, ma trovare solo deficienti, ammettiamolo, era davvero difficile.

Faccette Dentali, fintissime. Edificio quattro, piano superiore.


Cunicoli del Manicomio.
La pioggia si fa incessante, le persiane sbattono a causa del vento, l'angoscia del posto, il freddo di un giorno di primavera che tanto primavera non è, ci fa capire che è ora di andare. Sono quasi le sei, inizia ad esserci meno luce, incrociamo una stanza in particolare che emana una sensazione brutta, veramente brutta, e non ci entriamo nemmeno per sbaglio. Giriamo alla larga, usciamo e ci viene la brillante idea di andare a vedere questi famosi sotterranei. Scendiamo delle scale piccole e impervie, l'odore è pungente, di muffa, di cantina, è umido e claustrofobico. Arriviamo ad una galleria che si dirama in due direzioni e si perde nel buio, non si vede ad un passo da noi, ma la curiosità è sempre tanta. Facciamo giusto qualche metro, ci sono molte tubature e un gran freddo. L'atmosfera da film Horror e la mancata attrezzatura ci fanno tornare indietro, pur sapendo che sotto Mombello c'è tutto un altro mondo, meraviglioso e affascinante.

Ce ne andiamo a casa con un bagaglio di emozioni forti e la certezza di volerci tornare. Magari non da soli, magari con altre persone. Perché Mombello è sì un luogo abbandonato, ma ha sicuramente ancora tanto da dire, e va tenuto in vita, studiato e osservato con intelligenza e rispetto.
In memoria di chi ha sofferto tra queste mura, chi ha lottato, chi ha smesso di combattere e chi è stato vittima di studi privi di alcuna moralità.


" Per poter veramente affrontare la "malattia", dovremmo poterla incontrare fuori dalle istituzioni, intendendo con ciò non soltanto fuori dall'istituzione psichiatrica, ma fuori da ogni altra istituzione la cui funzione è quella di etichettare, codificare e fissare in ruoli congelati coloro che vi appartengono. Ma esiste veramente un fuori sul quale e dal quale si possa agire prima che le istituzioni ci distruggano?  "  
Franco Basaglia 


Ipoteticamente stanza ricerche, Edificio 4, piano superiore.

Camera.

Attrezzatura varia, Edificio 4, piano superiore.
Radiologia, Edificio 4, pianto inferiore.
Ecocardiogrammi e Cartelle Cliniche,
Edificio 4, piano inferiore.
Corridoio Edificio 1
Saponette datate.
Corridoio Edificio 1, piano superiore

Aule, Edificio 4, piano superiore.

Fogli vari, Edificio 1, piano inferiore.


Finestra.


Libro sui vaccini, aula, Edificio 4, piano superiore.


Stanza Edificio 4, piano superiore.